Donne laureate: corsa a ostacoli per il lavoro
Leggo su Repubblica di oggi, che: "Le donne, anche se laureate, continuano ad avere grosse difficoltà con il mondo del lavoro. Secondo il IX rapporto di AlmaLaurea sulle condizioni occupazionali dei laureati italiani, le laureate sono molto penalizzate rispetto ai colleghi maschi. Sono infatti meno occupate, più precarie e meno pagate degli uomini."
Le donne laureate sono penalizzate ad un anno dalla laurea, a cinque anni dalla laurea, nelle modalità e nei tempi d'ingresso, sono più precarie e hanno posizioni inferiori rispetto agli uomini laureati.
"Retribuzione. Gap consistente anche nei guadagni. A un anno dalla laurea gli uomini guadagnano più delle loro colleghe: 1.184 euro netti mensili per gli uomini contro 926 per le donne nel 2006. Ciò è almeno in parte dovuto al diverso numero di ore lavorate, mediamente pari a 39 ore settimanali per gli uomini e a 33 per le donne. A 5 anni dalla tesi il divario si accentua ulteriormente: il differenziale, pari al 30%, equivale a 1.503 euro per gli uomini e 1.156 euro per le donne.
Una situazione dunque per niente facile per il mondo femminile, soprattutto nel confronto internazionale. Su 58 paesi del mondo analizzati, le italiane sono al 48° posto per quanto riguarda il livello di partecipazione alle istituzioni, e al 51° per quanto riguarda la generale partecipazione al mercato del lavoro. Una simile penalizzazione permane anche restringendo l'analisi all'ambito europeo: il tasso di occupazione delle italiane, pari al 45 %, è tra i più bassi dell'Unione a 25 stati.
Leggi l'articolo completo sul sito di Repubblica.
Buona mimosa a tutte!
Oggi è l’8 marzo e vorrei fare gli auguri a tutte le donne! Non credo sia il caso di fare troppo i moralisti nei confronti di questa festa, certo nemmeno viverla interamente come una serata da discoteca e strip maschili: ricordiamoci che solo un secolo fa e poco più le femministe si battevano per il diritto di voto. Buoni festeggiamenti e buona mimosa a tutte J
Finte conquiste
Le donne nel corso della storia si sono battute a lungo per ottenere diritti che un tempo le erano negati, come il diritto all’istruzione, il diritto al lavoro, il diritto di voto. L'eguaglianza sociale, economica e politica fra uomini e donne è ancora lontana dall’essere raggiunta, anche se nella maggior parte dei paesi del mondo la donna ha ottenuto il riconoscimento formale di molti diritti. Alcune conquiste delle donne però sono secondo me delle finte conquiste. Ad esempio il fenomeno delle donne soldato è un’apparente conquista di parità ed emancipazione. La libertà di entrare nell’esercito non rappresenta affatto un progresso, perché il mestiere del soldato racchiude in sé tutto ciò che le donne in qualche modo rifiutano nell’identità del genere maschile. Non è nell’esercito che le donne possono dare un serio contributo in quanto donne. Non penso che le donne siano diverse dagli uomini per cause biologiche, penso che ogni essere umano abbia molte potenzialità determinate dall’ambiente e dalla cultura in cui vive.
Soffitto di cristallo
Soffitto di cristallo
Una barriera invisibile che impedisce alle donne di raggiungere le posizioni apicali in molti ambiti d'azione
Con soffitto di cristallo si intende la barriera invisibile derivante da una complessa interazione di strutture nell'ambito delle organizzazioni a dominanza maschile che impediscono alle donne di accedere a posizioni di responsabilità.
Traducendo l’immagine del “soffitto di cristallo”: le donne guardano in alto e non vedono ostacoli, perché l’atmosfera paritaria che sembra regnare nel loro ambiente le stimola ad una competizione aperta; nella loro ascesa, però, incontrano ad un certo punto un ostacolo invisibile che impedisce loro di superare una determinata soglia.
Spesso è utilizzata anche l’espressione “soffitto di vetro” anche è sottolineata una differenza sostanziale tra le due espressioni: il vetro si rompe facilmente il cristallo no…e a quanto pare per ora dobbiamo ancora parlare di soffito di cristallo.
La barriera invisibile è costituita dalle discriminazioni:
- orizzontali: le donne sono concentrate in alcuni campi scientifici, come le scienze biologiche e mediche, o in settori specifici all'interno di discipline più vaste;
- verticali: le donne, pur costituendo in molti casi più della metà del personale, sono comunque presenti in misura molto ridotta tra i dirigenti e praticamente assenti ai vertici decisionali.
Per modificare la situazione è stata prevista l’attivazione delle cosiddette “azioni positive” che favoriscano temporaneamente le donne per permettere loro di avanzare, progredire sensibilmente in un settore in modo da poter favorire un processo di integrazione della parità di opportunità nelle organizzazione.
La possibilità di rompere le barriere è fortemente legata alla capacità delle donne di “fare rete”, di costruire cioè un sistema di relazioni al femminile che diventi una risorsa per tutte. Del resto, quando le donne hanno la reale possibilità di mettersi alla prova, ottengono in genere ottimi risultati.
Quote rosa: Italia maglia nera
Quote rosa: Italia maglia nera
E' 89/ma al Mondo, seguita dall'ultra musulmana Indonesia
(ANSA) - NEW YORK, 27 FEB - L'Italia e' la maglia nera dei paesi occidentali per le quote rosa in Parlamento: lo ha stabilito una classifica stilata dall'Ipu. L'Unione interparlamentare, presieduta attualmente da Pier Ferdinando Casini, ha presentati oggi i risultati alle Nazioni Unite. Nella classifica dell'Ipu, l'Italia e' all'89/mo posto su un totale di 187 paesi - subito prima dell'Indonesia, il maggiore paese musulmano del mondo.
A proposito di grandi Donne
Il mestiere di scrivere di Susan Sontag
Leggere romanzi mi sembra del tutto normale, scriverli, invece, tanto strano... lo penso finché poi ricordo a me stessa quanto le due cose siano strettamente correlate. (Niente generalizzazioni blindate, solo qualche osservazione). Primo, perché scrivere è esercitare, con particolare intensità e attenzione, l'arte del leggere. Scrivi per leggere ciò che hai scritto, per vedere se va bene e, visto che non è mai così, riscriverlo una, due, quante volte ci vogliono per farlo diventare qualcosa che puoi sopportare di rileggere. Sei il tuo primo, forse più severo lettore. "Scrivere è arrogarsi il diritto di giudicare se stessi", scrisse Ibsen sul risvolto di copertina di uno dei suoi libri. Difficile immaginare di scrivere senza rileggere. Ma quello che si scrive di getto davvero non va mai bene? Certo che sì, persino più che bene, tanto da suggerire, almeno a questa scrittrice, che a guardar meglio, o a voce alta, cioè rileggendolo, potrebbe ancora migliorare. Non dico che lo scrittore debba logorarsi per produrre qualcosa di buono.
"Ciò che è scritto senza sforzo non si legge in genere con piacere" disse il Dr. Johnson, e la massima sembra lontana dal gusto contemporaneo quanto il suo autore. Molti scritti prodotti senza sforzo danno sicuramente un grande piacere. No, il problema non è il giudizio dei lettori, che preferiscono forse opere più spontanee, meno elaborate, ma quello che pensano gli scrittori, questi professionisti dell'insoddisfazione. Pensi: se riesco ad arrivare a questo livello al primo tentativo, senza troppa difficoltà, non potrei fare ancora meglio?
E benché questo - il riscrivere, e il rileggere - suoni faticoso, è in realtà la parte più piacevole dello scrivere. Talvolta l'unica parte piacevole. Mettersi a scrivere, con in mente l'idea della "letteratura" è arduo, spaventa. Un tuffo in acque gelide. Poi ti scaldi, quando hai già qualcosa da elaborare, migliorare, correggere.
Mettiamo che sia un disastro, ma che ci sia il modo di sistemarlo. Cerchi di essere più chiaro. O più profondo. O più eloquente. O più eccentrico. Cerchi di essere fedele a un certo mondo. Vuoi che il libro spazi di più, sia più autorevole. Vuoi tirar fuori te stesso da te stesso. Vuoi tirar fuori il libro dalla tua mente recalcitrante. Il romanzo è dentro la tua testa, come la statua è sepolta nel blocco di marmo e tu tenti di liberarlo. Tenti di avvicinare quella robaccia sulla pagina a quello che pensi dovrebbe essere il tuo libro a quello che sai, nei tuoi accessi di esaltazione, che il tuo libro può essere. Leggi e rileggi ogni frase. E' proprio questo il libro che sto scrivendo? E' davvero tutto qui?
Mettiamo invece che vada bene. Perché va bene, a volte (in caso contrario un giorno o l'altro impazziresti). Ecco fatto, anche se scrivi a mano più lentamente di chiunque altro e sei pessimo a dattilografare, hai aperto un sentiero di parole e vuoi andare avanti, così lo rileggi. Forse non osi esserne soddisfatto, ma nello stesso tempo ti piace quello che hai scritto. Ti ritrovi a gustare con piacere, un piacere da lettore, quello che c'è sulla pagina. Scrivere in fondo non è altro che fare a te stesso una serie di concessioni, permettendoti di esprimerti in un certo modo. Di inventare. Saltare. Volare. Cadere. Di trovare il tuo proprio modo di narrare e di affermare, di trovare cioè la tua libertà interiore. Di essere severo senza farti troppo male. Di non fermarti troppo spesso a rileggere. Di continuare a remare, quando osi pensare che stia andando bene (o non troppo male), senza aspettare la spinta dell'ispirazione.
Gli scrittori ciechi non possono certo rileggere ciò che hanno dettato. Forse non è un grosso problema per i poeti, che spesso hanno nella mente gran parte delle loro opere prima di mettere qualsiasi cosa sulla carta. (I poeti si affidano all'orecchio ben più di quanto facciano i prosatori.) Non poter vedere non significa che non si faccia opera di revisione. Come non immaginare che le figlie di Milton abbiano riletto al padre, ad alta voce ogni sera le parti di Paradiso perduto che lui dettava per poi annotarne le correzioni? Ma i prosatori, che lavorano tra cataste di parole non possono tenere tutto a mente. Hanno bisogno di vedere quello che hanno scritto. Deve essere così anche per gli scrittori all'apparenza più capaci di comunicare, più prolifici. (Così Sartre, divenuto cieco, annunciò la fine della sua carriera di scrittore.) Pensiamo al grande, venerabile Henry James, che passeggia su e giù per una stanza a Lamb House mentre detta The golden Bowl ad una dattilografa. Lasciando da parte la difficoltà ad immaginare come James abbia potuto dettare in assoluto la sua ultima prosa, e per giunta al ticchettio infernale di una Remington del 1900, non c'è forse da presumere che James abbia riletto il dattiloscritto, e sia stato prodigo di correzioni? Quando tornai ad ammalarmi di cancro, due anni fa, e dovetti smettere di lavorare a In America, ormai quasi terminato, un gentile amico di Los Angeles, che mi sapeva disperata e preoccupata di non poter mai più finire il libro, si offrì di prendere un periodo di aspettativa dal lavoro e di venire a stare con me a New York per tutto il tempo necessario a dettargli il resto del romanzo. E' vero, i primi otto capitoli erano pronti (cioè riscritti e riletti molte volte), avevo iniziato il penultimo e sentivo di avere in mente l'arco completo dei due capitoli finali, eppure... eppure dovetti respingere la sua offerta, per quanto generosa e commovente. Non fu solo per il fatto che ero già troppo confusa da dosi massicce di chemioterapici e di antidolorifici per ricordare che cosa avevo in mente di scrivere. Dovevo essere in grado di vedere che cosa avevo scritto, non semplicemente di sentirlo. Dovevo poter rileggere.
La lettura precede di solito lo scrivere e l'impulso a scrivere è quasi sempre scatenato dalla lettura. Leggere, l'amore per la lettura, è quello che ti fa sognare di diventare scrittore. E dopo che lo sei diventato, leggere libri scritti da altri e rileggere i tuoi libri preferiti, rappresenta un'irresistibile distrazione dallo scrivere. Distrazione. Consolazione. Tormento. E, sì, ispirazione. Naturalmente non tutti gli scrittori lo ammetteranno. Ricordo che una volta parlando con V.S. Naipaul ho fatto accenno ad un romanzo inglese del diciannovesimo secolo che adoravo, e che pensavo lui ammirasse altrettanto, come tutti gli appassionati di letteratura che conoscevo. Invece no, mi disse che non lo aveva letto, e notando un'ombra di meraviglia sul mio volto aggiunse severo: "Sono uno scrittore, Susan, non un lettore."
Molti scrittori ormai non più giovani sostengono di leggere poco, per svariate ragioni, e di considerare in realtà lettura e scrittura in qualche modo incompatibili. Forse per alcuni è davvero così, non sta a me giudicare. Se dipende dal timore di essere influenzati, mi sembra una preoccupazione inutile, superficiale. Se è per mancanza di tempo - le ore sono quelle e se le passi a leggere, ovviamente non puoi scrivere - allora è un ascetismo cui non aspiro.
Perdersi in un libro, il vecchio detto, non è pigra fantasia, ma un modello di realtà che dà assuefazione. Sono famose le parole di Virginia Woolf in una lettera: "Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine." Sicuramente il paradiso sta, ancora con le parole della Woolf, "nella completa eliminazione dell'ego durante la lettura". Sfortunatamente non smarriamo mai l'ego, come non possiamo andare oltre i nostri piedi. Ma quel rapimento incorporeo, leggere, è una sorta di trance sufficiente a farci sentire privi di ego.
Come la lettura, quella estatica, scrivere romanzi, abitare altre identità, dà anche la sensazione di perdere se stessi. A tutti oggi piace pensare che scrivere sia solo una forma di amor proprio, definita anche autoespressione. Dato che non siamo più reputati capaci di un altruismo autentico, si presuppone che non sappiamo scrivere se non di noi stessi. Ma non è vero. William Trevor parla del coraggio dell'immaginazione non autobiografica. Perché non dovresti scrivere per sfuggire a te stesso, piuttosto che per esprimerti? E' molto più interessante scrivere di altre persone. Inutile dire, ho prestato una piccola parte di me ad ogni mio personaggio. Quando in In America i miei immigrati polacchi arrivano nel sud della California e, usciti dal villaggio di Anaheim nel 1876, vagabondando nel deserto vengono sopraffatti da una spaventosa, trasformante visione di vuoto, stavo di certo attingendo al mio personale ricordo delle passeggiate fatte da bambina nel deserto dell'Arizona meridionale, appena fuori quella che allora era una piccola città, Tucson, negli anni '40. Nella prima stesura di quel capitolo c'erano i saguaros (enormi cactus a forma di candelabro, ndt) nel deserto della California meridionale . Alla terza stesura li avevo eliminati a malincuore.( Ahimè, niente saguaros a ovest del fiume Colorado.)
Ciò che scrivo è diverso da me. Ciò che scrivo infatti è più brillante di me. Perché posso riscriverlo. I miei libri sanno quello che sapevo una volta , in forma irregolare, a intermittenza. E mettere sulla carta le parole migliori non diventa più facile neppure se si scrive da molti anni. Al contrario. Qui sta la grande differenza tra leggere e scrivere. Leggere è una vocazione, un'arte, nella quale, con l'esercizio, sei destinato a diventare più abile. Da scrittore accumuli soprattutto incertezze e timori. Tutto questo senso di inadeguatezza da parte dello scrittore - della qui presente, in ogni caso - è basato sulla convinzione che la letteratura conti (contare è sicuramente un eufemismo), che ci siano libri "necessari", libri cioè che mentre li leggi, sai che rileggerai. Forse anche più di una volta. Esiste forse privilegio più grande di avere una coscienza estesa, riempita dalla letteratura e ad essa orientata? Un libro pieno di saggezza, che sappia far giocare la mente, che dilati la capacità di comprendere e partecipare, che registri fedelmente un mondo reale ( non solo l'agitazione di una mente singola), al servizio della storia, che difenda emozioni contrarie e ardite... un romanzo che si reputa necessario dovrebbe essere gran parte di queste cose. Se poi continueranno ad esserci lettori che condividono questa alta concezione di letteratura, beh, "E' una domanda senza risposta", come disse Duke Ellington una volta che gli chiesero perché lo si trovasse ancora a fare "matinée" all'Apollo. Meglio continuare a remare.
Da leggere
Santa Pazienza
Marta Boneschi
La storia delle donne italiane dal dopoguerra ad oggi
"Le ventenni del '68 (e quelle che verranno poi) non si dipingono le unghie, gettano via i bigodini e camminano con gli zoccoli. Ancora non sanno quello che le aspetta, non prevedono che l'alternativa alla mistica della femminilità si chiami doppio lavoro."
by LucybPremier 'in rosa' (secondo l'89% delle italiane)
| Premier 'in rosa' (secondo l'89% delle italiane) - indagine Confcommercio | |
| Per il 73% delle donne intervistate c'é disparità di trattamento e di considerazione E’ giunto il momento che anche l’Italia abbia una donna premier (Ist. Piepoli per i Giovani imprenditori di Confcommercio su "Competitività ripartiamo da Eva"). Il sondaggio, condotto poche ore prima della bocciatura delle "quote rosa" dalla riforma elettorale, ha evidenziato che l'89% delle intervistate ritiene ingiusta la scarsa rappresentanza femminile in Parlamento. Poche tra le intervistate dichiarano scarso interesse per la politica (17%) e la stragrande maggioranza (70%) solo per le barriere che si frappongono al loro ingresso nei meccanismi della rappresentanza. Per il 73% delle donne c'é una persistente disparità di trattamento e di considerazione a favore degli uomini. Il 25% sostiene di avere avuto molte difficoltà nell'ingresso nel mondo del lavoro. Il 39% si sente discriminata al momento dell'accesso al lavoro (con punte del 43% nel Centro-Sud); il 37% nell'attribuzione delle qualifiche; il 32% nella mancanza di occasioni per migliorare e "fare carriera"; il 24% nella retribuzione. Una donna su tre dichiara di avere subito esclusione sociale nel posto di lavoro specie nelle grandi aziende (40%) e a carico delle donne manager (39%). Le forme più frequenti di mobbing riguarda l'eccesso di critiche e la mancanza di informazioni. Solo il 5% dichiara di avere subito molestie sessuali. La grande paura delle donne che lavorano resta la sottrazione di tempo alla famiglia. Timore manifestato dal 52% (64% donne manager) contro il 5% degli uomini che lavorano. Il 34% degli uomini si preoccupa di fare carriera e il 32% teme di guadagnare poco (per le donne il 12 e l'11%). Non a caso se le donne potessero decidere in politica avrebbero come primo obiettivo (43%) una maggiore tutela della famiglia; quindi (32%) correggere la disparità nel mondo del lavoro. |
|
Alla ricerca del principe azzurro
Biancaneve, Cenerentola, Bella Addormentata.... Tutte salvate, sposate e felici con il loro Principe Azzurro, questo ideale romantico che ci viene presentato fin da piccolissime. Crescendo, ciascuna col proprio carattere e col proprio vissuto, ci ridisegnamo questo modello, il compagno perfetto e lo cerchiamo in ogni uomo. Ed ecco che l'altro ci colpisce in modo diverso per un dettaglio, un particolare, un atteggiamento, un sorriso solo perché affine all'astrazione che vive nella nostra testa.
Oggi l'incontro con l'altro è facilitato e mediato dall'evoluzione degli strumenti di comunicazione. E non è un campo di conquista che riguarda solo pochi! Chi di voi non si è emozionata al "bip" del cellulare che annuncia un nuovo messaggio? Ecco, allo stesso modo una nuova mail ricevuta o un inaspettato contatto in Rete, hanno sostituito i batticuori legati all'attesa di una telefonata, di una lettera di pochi anni fa.
Riporto qui la storia di fatina45 che ha trovato il suo Principe Azzurro online su Incontri :-)
Non avrei mai immaginato di ritrovarmi a dover ringraziare un sito internet. Ho sempre dato poca importanza alla chat, la consideravo solo un modo per scacciare la noia, parlando con persone che avevano il mio stesso scopo. Poi un giorno per curiosità entrai su "incontri" e mi iscrissi lasciando il mio profilo... Ho frequentato per diversi mesi questo sito, fino a che un giorno non ricevetti un messaggio veloce di un ragazzo con tanto di foto... Iniziai la conversazione per divertirmi un pò come al solito, ma questa volta era diverso, quel ragazzo era diverso. Ci scambiammo i numeri di cellulare e cominciammo a sentirci sempre più spesso, sentivo qualcosa di strano, una sensazione mai provata, avevo l'impressione di conoscerlo da sempre nonostante non l'avessi mai incontrato, provavo affetto... Decidemmo di vederci. Ma quando quella sera arrivò le sue intenzioni erano ben altre; diceva che non riusciva a fidarsi data la lontananza e che forse sarebbe stato meglio chiudere. Sentire quelle parole per me è stato come prendere uno schiaffo. Non riuscivo a parlare, ma il desiderio di averlo accanto mi spinse a dirgli tutto ciò che sentivo guardandolo negli occhi... Cos'è successo?? Il giorno dopo è tornato, siamo stati insieme e ora non riesco più a fare a meno di lui. Quando è con me mi sento al sicuro e soprattutto felice, una sensazione che non provavo ormai da molto tempo... ora non mi resta che sperare di averlo al mio fianco per SEMPRE..... Grazie incontri, ma soprattutto GRAZIE PICCOLO
Le conquiste del '900
DIRITTO DI VOTO: Il 2 GIUGNO 1946 l'Italia va alle urne per il referendum istituzionale. Per la prima volta il voto viene esteso alle donne.
PARITA’ SALARIALE: Art. 37 della Cost., regolato da una legge solo nel ’57 in applicazione di una convenzione internazionale del BIT. Con un accordo interconfederale del 1960 si decide l'eliminazione dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative differenti per uomini e donne. Viene così sancita la parità formale e sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro. Le clausole di nubilato vengono definitivamente vietate con la legge n.7 del '63.
DIVORZIO: L.898 del 1970, approvazione della legge sul divorzio. 12 maggio 1974: vittoria del No al referendum popolare per l'abrogazione della legge.
MATERNITA’: L. 1204 del 1971; viene estesa la tutela della maternità alle lavoratrici dipendenti. Amplia ed estende i diritti introdotti dalla prima legge (L.860 varata nel 1950) sui diritti e le tutele delle lavoratrici, che definisce per la prima volta le assenze per maternità, ore di allattamento e divieto di licenziamento entro il primo anno di vita del bambino.
ASILI NIDO: L. 1044 del 1971; l'obiettivo di questa legge è realizzare un servizio a supporto delle famiglie e soprattutto delle donne, onde favorirne la permanenza nel mondo del lavoro anche dopo la nascita dei figli. Inoltre si è voluto affermare il diritto del bambino alla socializzazione e allo sviluppo armonico della sua personalità.
DIRITTO DI FAMIGLIA: 1975; con la L.151 viene varata la riforma del diritto di famiglia che introduce la parità tra uomini e donne nell'ambito familiare: la potestà sui figli, infatti, spetta a entrambi i coniugi che hanno identici diritti e doveri e non più solo al padre. In attuazione del principio di uguaglianza morale e giuridica dei coniugi.
LEGGE DI PARITA'(in materia di lavoro): L.903 del 1977; ha rappresentato la più importante svolta culturale nei confronti delle donne. Si passa dal concetto di tutela per la donna lavoratrice al principio del diritto di parità nel campo del lavoro. Vengono introdotte norme più avanzate in materia di maternità e primi elementi di condivisione fra i genitori nella cura dei figli. Nel marzo 2000 con la legge 53 sui "congedi parentali" questa legge ha recepito i nuovi diritti di paternità in materia di assenza facoltativa.
INTERRUZIONE VOLONTARIA DELLA GRAVIDANZA: L.194 del 1978 "Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza". La legge ha come scopo principale la prevenzione delle gravidanze indesiderate, oltre che contrastare l'aborto clandestino.
LEGGE PARI OPPORTUNITA’ (Azioni positive): L.125 del 1991: fortemente voluta dalle donne, questa legge è uno strumento in grado di intervenire e rimuovere le discriminazioni e far avanzare l’idea di uguali opportunità uomo-donna nel lavoro. La L.125 ha rappresentato un importante passo avanti per rendere visibile e valorizzare la presenza e il lavoro delle donne nella società, nel lavoro e nella famiglia. Purtroppo resta ancora sostanzialmente inapplicata. Oltre 400 i progetti approvati in 8 anni. (Nel 2000 L.196 di modifica)
IMPRENDITORIA FEMMINILE: L. 215 del 1992; l'imprenditoria femminile è in forte sviluppo: il 35% delle nuove imprese giovanili sono guidate da donne. Questa legge (promuove l'uguaglianza sostanziale, pari opportunità economiche e imprenditoriali) favorisce la nascita di imprese composte per il 60% da donne, società di capitali gestiti per almeno 2/3 da donne e imprese individuali, aumentano ogni anno. Le imprese sono tenute a mantenere la prevalenza femminile nella società per almeno cinque anni.
VIOLENZA SESSUALE: L. 866 del 1996; stabilisce che la violenza sessuale non è più un delitto contro la morale, bensì contro la persona. Una legge di civiltà e dignità che rende giustizia alle donne e premia il lungo e sofferto cammino per affermare il diritto alla sessualità libera e condivisa.
LAVORO NOTTURNO: legge comunitaria del 1998 per il divieto assoluto delle donne al lavoro notturno durante la maternità sino al compimento di un anno di vita del bambino e il non obbligo fino a che il bambino ha 3 anni, nel caso di genitore unico, fino a 12 anni. Con la legge 903 del '77 il lavoro notturno era vietato alle sole dipendenti delle imprese manifatturiere. Con la legge varata nel '98, si regolamenta il lavoro notturno per tutti i settori pubblici e privati.
ASSEGNO DI MATERNITA' PER CASALINGHE E DISOCCUPATE: L. 448 del 1999, prevede un'indennità di maternità per le donne che non lavorano, o che svolgono il cosiddetto "lavoro familiare". Con la Finanziaria del 2000 questo diritto viene esteso alle cittadine dell'Ue ed extracomunitarie con carta di soggiorno.
INFORTUNI DOMESTICI: L.493 del 1999, contiene il riconoscimento del lavoro in ambito domestico. Le persone comprese tra i 18 e i 65 anni che svolgono in via non occasionale, gratuitamente e senza vincolo di subordinazione, il lavoro domestico, hanno diritto all'Assicurazione contro gli infortuni.
CONGEDI PARENTALI: L: 53 dell'8 marzo 2000. Questa legge armonizza i tempi di cura , di formazione e di relazione (tempi delle città). Si tratta di una grande conquista sociale: la cura dei figli smette di essere prerogativa delle madri dal punto di vista legislativo e coinvolge anche i padri garantendogli uguali diritti e tutele. Si tratta di una legge in controtendenza rispetto ai datori di lavoro che invocano riduzioni di salari e di diritti. La normativa punta a una maggiore condivisione dei compiti all'interno del nucleo familiare. Si applica a tutti i lavoratori, uomini e donne, pubblici e privati, anche autonomi, apprendisti e soci di cooperative. Prevede la parità tra genitori naturali e adottivi o affidatari. Sia la madre che il padre potranno chiedere anche contemporaneamente l’aspettativa di 6 mesi fino un massimo di 10 mesi, entro gli 8 anni di vita del bambino. Al padre, inoltre, verrà concesso un "bonus" di un altro mese per seguire il figlio nel caso in cui dovesse chiedere un congedo per un periodo superiore a tre mesi. L'età del bambino entro cui si può fruire dei permessi per malattia viene elevata dai 3 agli 8 anni del piccolo. I padri possono usufruire del congedo anche nei casi in cui la madre del bambino non è lavoratrice.
BANCA DEL TEMPO: è un'esperienza che ha trovato una collocazione legislativa all'interno della L.53 (Congedi parentali). Coniugare lavoro e vita: tra le iniziative più utili c'è, infatti, la Banca del tempo, nella quale anziché denaro si depositano ore. Ore di attività per scambiarle con altri "correntisti" decisi a mettere a disposizione le ore depositate sul proprio conto.
by pilic
Le donne più belle del cinema
"e allora io... ripensai a quella vecchia barzelletta, quella in cui c'è questo tizio che va dallo psichiatra e gli fa: "Dottore, mio fratello è pazzo: crede d'essere una gallina".
E allora il dottore gli dice: "Ma perché non lo rinchiude in manicomio?"
E quel tale gli risponde: "Già! Ma poi dopo, l'ovetto fresco a me chi me lo fa?"
Insomma, questo rappresenta ciò che penso riguardo i rapporti fra uomini e donne…
Mi spiego: sono del tutto irrazionali, e pazzeschi, e assurdi, e... ma... ma mi sa tanto che li sopportiamo perché in fondo tutti quanti più o meno abbiamo bisogno dell'ovetto fresco .
(Woody Allen – Io e Annie - 1977)

Noi siamo per le quote rosa.
Amiamo le donne: dalle attempate pazze che rubano automobili ai funerali, ai primi piani piangenti di rosselliniana memoria, dalla godardiana prostituta ribelle Nanà, alla giovane partigiana spagnola che dalla penna di Hemingway si trasferisce sul volto struggente di Ingrid Bergman.
La cineteca di Firenze ama le donne e lo vuoel esprimere con una rassegna di quattro giorni dedicata ai Ritratti di donne, da lunedì 6 a lunedì 13 marzo.
Una carrellata delle donne più belle del cinema, dagli adattamenti letterari e teatrali alle sceneggiature originali, dove quel "belle" sta a significare tutte quelle donne che hanno contribuito a fare la bellezza del cinema. Donne di tutte le età, di tutte le epoche, dagli anni Trenta ai Settanta, di tutte le nazioni e culture, dal cinema americano a quello europeo. Donne che hanno ispirato molti dei più grandi registi del secolo.
Amiamo le donne: amiamo la splendida stralunata Maude che insegna a modo suo il bello della vita al giovane Harold in quella commedia capolavoro di Hal Ashby, amiamo la delirante e con i pensieri sottotitolati Annie Hall di Woody Allen, la dolorosa cameriera omicida Katharina Blum di Volker Schlondorff e Margarethe Von Trotta tratto da Heinrich Boll, sempre Margarethe Von Trotta diretta ancora da Schlondorff nel Colpo di grazia tratto da Margherite Yourcenar, come amiamo Anna Magnani piangente al telefono dalla piece di Jean Cocteau, o la malinconica traditrice Effi Briest di Fassbinder tratto da Theodore Fontane.
Nel programma spiccano anche due rarità: " La femme rompe" (La donna spezzata) tratto dal classico di Simone De Beauvoir, autrice de "Il secondo sesso", manifesto della condizione femminile; e "Romanza in molle" da Guy de Maupassant, un curioso film naturalista girato negli ultimi anni del nazismo.
Ritratti di donne prende il via lunedì 6 marzo con tre proiezioni: "La femme rompe" di Josèe Dayan in lingua originale, ore 18; "Il caso Katharina Blum" di Volker Schlondorff e Margarethe Von Trotta alle 20; "Harold e Maude" di Hal Ashby alle 21.45.
L'autoironia aiuterebbe...
Corsi per soli uomini: Iscrivetevi numerosi!
TEMA 1: Il ferro da stiro: dalla lavatrice all'armadio, questo processo misterioso.
TEMA 2: I rischi nel riempire d'acqua il portacubetti di ghiaccio (dimostrazione con supporto di diapositive)
TEMA 3: Tu e l'elettricità: Vantaggi economici nel contattare un tecnico competente per le riparazioni (anche le più basilari)
TEMA 4: Ultima scoperta scientifica: cucinare e buttare la spazzatura NON provoca né impotenza né tetraplegia. (pratica in laboratorio)
TEMA 5: Perché non è reato regalarle fiori anche se sei già sposato con lei.
TEMA 6: Il rullo della carta igienica: "Nasce la carta igienica nel "portarullo"? (Esposizioni sul tema della generazione spontanea)
TEMA 7: Come abbassare la tavoletta del bagno passo dopo passo. (TELECONFERENZA CON L'UNIVERSITA' DI HARVARD)
TEMA 8: Perché non è necessario agitare le lenzuola dopo aver emesso gas intestinali. (esercizi di riflessione in coppia)
TEMA 9: Gli uomini che guidano possono chiedere informazioni ai passanti quando si perdono senza il rischio di sembrare impotenti? (Testimonianze)
TEMA 10: Fare la valigia: "Incompetenza innata o incapacità mentale progressiva?"
TEMA 11: La lavatrice: questa grande sconosciuta della casa.
TEMA 12: E' possibile orinare senza schizzare fuori dalla tazza? (Pratica in gruppo)
TEMA 13: Differenze fondamentali tra il cesto dei panni sporchi e il suolo. (esercizi in laboratori di musicoterapia)
TEMA 14: L'uomo nel posto del passeggero: "E' geneticamente possibile non parlare o agitarsi convulsivamente mentre lei parcheggia?"
TEMA 15: La tazza della colazione: "Levita da sè fino al lavandino?" (Esercizi guidati da David Copperfield)
TEMA 16: Si può essere una persona senza avere il controllo del telecomando? (Dimostrazione ipotetica)
TEMA 17: Comunicazione extrasensoriale: Esercizi mentali in modo che quando vi si dice che qualcosa è nel cassetto dell'armadio non domandiate "in quale cassetto e di quale armadio"?
TEMA 18: Reazioni e autocontrollo. (esercizio di accompagnamento in un grande centro commerciale senza protestare)
TEMA 19: L' ECOSISTEMA CASA: Le lattine di birra non sanno strisciare da sole fino alla spazzatura. (esercizi con diverse marche e dimensioni)
TEMA 20: Come lottare contro la atrofia cerebrale: alla fine potrai ricordare date di compleanni, anniversari, date importanti, etc...
TEMA 21: Come imparare a trovare le cose cercandole nel posto giusto, prima di gettare per aria tutto emettendo URLA selvagge.
Festeggiare o no?
Così come per tutte le altre feste "comandate" o "imposte" (da S. Valentino alla festa del Papà...), il fatto di festeggiare la festa della donna è sempre stato controverso, soprattutto tra noi donne...Avere una festa dedicata è visto, giustamente, come elemento discriminatorio in una società che già fa i suoi distinguo in tutti i campi della vita. E allora, bando alle mimose, usiamo questo spazio per riempirlo di tutte le cose che vi venogno in mente, citazioni, foto, pensieri sulla donna e continuiamo a tenerlo vivo... tutto l'anno!
by pilic


